Precetti, pratica e illuminazione

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1
Il Significato della Condotta Etica
2
I termini chiave dell'Etica Indiana del Dharma
3
I Precetti e le Regole Monastiche nel Chan Cinese
4
I Precetti e le Regole Monastiche nello Zen Giapponese
5
Lo sviluppo dei Precetti e delle Regole Monastiche Soto Zen dopo Dogen
6
Domande e risposte Castro
7
Illuminazione, Satori e Kensho
8
L'eudaimonia e le virtù di Aristotele
9
La relazione tra Phronesis (saggezza) e Virtù
10
Da Aristotele a Dogen
11
Le Virtù in Dogen
12
Domande e risposte Wrisley
13
Genjokoan
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Con il Prof. Aigo Castro approfondiremo il significato della condotta etica nella sfera individuale, sociale e soteriologica. Del primo ambito fanno parte la conoscenza delle proprie inclinazioni dannose e l'autocontrollo su di esse. Il saggio processo decisionale: consapevolezza che le mie azioni hanno conseguenze che si verificheranno in futuro. La pace interiore data dall’assenza di risentimento, rimorso e inquietudine per le azioni passate. Solo per citarne alcune.
Nella sfera sociale l’etica si declina nell’instaurare relazioni basate sull'affidabilità, la sicurezza, il rispetto e l’apprezzamento, nell’impegno in attività altruistiche e socialmente utili, in relazioni lavorative fruttuose, nelle pratiche virtuose, nelle basi per un prestigio e una prosperità virtuosi.
Nella sfera soteriologica, la rimozione degli impedimenti alla pratica spirituale, la coltivazione della meditazione e della saggezza attraverso l'accumulo di azioni virtuose, offrirne i risultati a beneficio di tutti gli esseri, creare le condizioni favorevoli per le esistenze future e trascendere l’attaccamento ad azioni virtuose.

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Introdurremo i termini chiave dell'Etica Indiana del Dharma, termini che incontriamo in tutte le tradizioni con differenze minime. È importante avere un'idea chiara di questi concetti, perché tutto il sistema etico del Dharma gira intorno a principi come Azione (karma; gō; 業), Merito (puṇya; fuku 福), Virtù (śīla; kai 戒), Disciplina (vinaya; ritsu 律), Trasgressione (pāpa; aku 惡Ø罪), Difetti (kleśa; bonnō 煩腦), Impedimenti (āvaraṇa; shō 障), Gli undici fattori virtuosi (kuśaladharma), Le dieci azioni virtuose (daśakuśalakarmapatha; jizengōdō 十善業道).

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Vedremo la tradizione monastica cinese, come riportata nel Chanyuan quinggui il primo codice delle regole dei monasteri Chan. Partiremo dal Dharmaguptaka Vinaya: ”Tutti i Buddha delle tre epoche dicono: "Bisogna lasciare la propria casa e unirsi a un ordine monastico per ottenere la Buddità"". I ventotto patriarchi del Cielo Occidentale e i sei patriarchi della Terra dei Tang che hanno trasmesso il sigillo della mente di Buddha erano tutti śramaṇas. Se ci si purifica solennemente osservando il Vinaya, allora si può diventare un esempio influente di virtù in tutti e Tre i Regni.”
Queste precetti e regole monastiche vennero spesso citati anche nelle opere di Dogen.
Insieme conosceremo anche le principali autorità cinesi del Vinaya e approfondiremo i tre gruppi di Precetti Puri e il Sūtra della Rete di Brahmā.
Scopriremo il processo di ordinazione nella Cina Song e le "Regole di purezza" dei monaci Chan.

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Inizieremo con il sistema di precetti di Eisai che sosteneva la necessità di ricevere e rispettare l'insieme dei precetti (Vinaya e Bodhisattva) come fondamento di una corretta pratica dello Zen. Poi approfondiremo il sistema dei Precetti di Dōgen. Nonostante il massimo rispetto per Eisai, la sua comprensione dei precetti era molto diversa. Sostenne che è sbagliato affermare che l'essenza dello Zen si possa trovare semplicemente nell'osservanza dei precetti. In altre parole, l'osservanza dei precetti si manifesta attraverso la condotta mentale, vocale e corporea illuminata, stabilita dai Buddha e dagli Antenati.
La lezione si concluderà entrando nello specifico dei precetti e delle regole monastiche secondo Dōgen.

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Continueremo da Keizan e vedremo come il sistema Sōtō Zen dei precetti e delle regole monastiche, ha dimostrato una notevole resistenza e capacità di recupero nei momenti più turbolenti della storia. Concretamente, dopo il periodo Meiji, l'implementazione di un duplice sistema basato sul monachesimo tradizionale e sui templi familiari-sacerdotali, aveva lo scopo di garantire la trasmissione della vita monastica tradizionale adattandola alla mutevole realtà sociale giapponese contemporanea.
Approfondiremo il valore dei riti funerari Sōtō Zen, per concludere con i precetti e le regole monastiche in epoca moderna e contemporanea.

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Il Prof. Aigo Castro risponde alle domande su queste prime 5 lezioni.

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Questa lezione prende spunto da uno dei corsi che il Prof. George Wrisley tiene all'Università della Georgia del Nord: “Etica da una prospettiva globale”. Inizierà con brani tratti dall'Etica Nicomachea di Aristotele. Come dice ai suoi studenti: “penso che Aristotele si sbagli su molte cose, in particolare le sue opinioni sulle donne, ma il suo quadro etico generale, i concetti e le distinzioni che impiega, sono estremamente utili.” Vedremo come l'approccio teologico di Aristotele può essere facilmente mappato su altre visioni come l'induismo e il buddismo.

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In questa lezione il Prof. Wrisley vuole suggerire di usare fruttuosamente la discussione di Aristotele sull'eudaimonia e la virtù, per aiutare a chiarire aspetti importanti del buddismo.
Come per l'etica di Aristotele, che ruota attorno al concetto di eudaimonia, l'induismo e il buddismo, ad esempio, sono incentrati su fini chiaramente identificabili. Dove Aristotele chiede: che cosa costituisce l'eudaimonia? Il buddismo chiede: cosa costituisce l'illuminazione? Quindi possiamo analizzare questa struttura parallela.

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In Aristotele, arete (αρετή) significa virtù o eccellenza. Una vita fiorente o eccellente è caratterizzata dall'essere un essere umano virtuoso o eccellente. L'uomo eccellente/virtuoso svolge la sua funzione ragionando bene. Questo coinvolge due aspetti principali: la parte che ragiona direttamente e quella che può ascoltare la ragione. La prima contrappone Ragione Teorica vs Ragionamento Pratico. La seconda è associata alle Virtù Intellettuali. In particolare al Giudizio pratico (Phronesis).
A questo proposito, Aristotele scrive: “E l'opera dell'uomo si compie come risultato del giudizio pratico e della virtù del carattere, poiché la virtù rende giusto il fine a cui si mira e il giudizio pratico rende giuste le cose ad esso collegate.”
Quindi, il desiderio abituale per il bello (to kalon) lavora con il giudizio pratico (Phronesis) per realizzare la funzione/il lavoro umano in modo eccellente.

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L'etica di Aristotele è incentrata sul fine ultimo dell'Eudaimonia.
Lo Zen di Dōgen è incentrato sul fine ultimo dell'Illuminazione o Risveglio (Bodhi).
Possiamo ri-orientarci e dipingere un quadro dello Zen di Dōgen in parallelo con l'etica di Aristotele.
In questo modo ci allontaniamo un po' dalla questione del tipo di stato mentale che si suppone sia l'Illuminazione. Sebbene ci siano dei parallelismi tra Aristotele e Dōgen, una differenza molto importante è che Dōgen vede tutto dalla prospettiva della Natura di Buddha come vuoto (sunyata).
Non c'è nulla nel mondo che sia auto-sussistente o immutabile (e quindi nulla di persistente).
Piuttosto, l'intero mondo è una "collezione" interdipendente di cause e condizioni che si manifestano come essere momentaneo. Tutte le apparenti dualità sono in realtà non-duali.

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Così come il desiderio del bello attraversa le Virtù del carattere di Aristotele, allo stesso modo possiamo identificare la versione di Dōgen delle "Virtù del carattere" con l'aspirazione all'illuminazione e i voti del Bodhisattva. Si tratta sia delle Sei Perfezioni (Paramita) sia dei Quattro Voti del Bodhisattva.
Ne "L'insegnamento del Buddha" (Bukkyō) Dogen dice: “Il Veicolo del Bodhisattva consiste nel raggiungere l'insuperabile e completa illuminazione attraverso l’insegnamento. Ovvero la pratica e la realizzazione delle sei paramita. Si tratta solo di raggiungere un'illuminazione completa e insuperabile. Le sei paramita [realizzazioni] sono: il dono, i precetti, la pazienza, lo sforzo, la meditazione e la prajna paramita [saggezza oltre la saggezza].
Queste sono tutte illuminazioni insuperabili, al di là di qualsiasi discussione sul non nato e sul non creato.”

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Il prof. George Wrisley risponde alle domande sulle ultime 5 lezioni.

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Gli approfondimenti su Genjo Koan (Manifestazione completa della verità provata) del Rev. Doryu Cappelli.

Genjo Koan è il titolo del primo fascicolo della versione in 75 fascicoli dello Shobogenzo, che viene attribuito a Dogen Zenji.

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