Zen e emozioni
La voce del Maestro
La pratica dello Zen invita a portare consapevolezza ai movimenti della mente, osservando i pensieri come costruzioni transitorie piuttosto che come verità assolute. Osservarli con gentilezza riduce l’identificazione con essi e apre spazio a una relazione più libera con le emozioni.
Notare come il giudizio e l’attaccamento colorano e amplificano il disagio ci permette di sciogliere gradualmente le illusioni dell’ego, favorendo una percezione più ampia, compassionevole e radicata nel momento presente. Attraverso la pratica costante della meditazione nello Zen, del silenzio interiore e del non-attaccamento, mente e spirito si integrano, rafforzando la resilienza emotiva e nutrendo un senso profondo di armonia e pienezza.
La nostra mente segue spesso un treno di pensieri che ci conduce a conclusioni tristi o sconvolgenti. Elaboriamo schemi, modelli e ipotesi basate sull’esperienza, che ci aiutano a gestire la vita, ma quasi mai sono precise. Lo Zen ci insegna a osservare questi schemi senza esserne schiavi, riconoscendo la loro impermanenza e aprendo la mente a modalità più sane e compassionevoli.
Emozioni e false convinzioni
Molti di noi crescono con l’idea, spesso invisibile, che alcune emozioni, specialmente quelle “negative”, non siano accettabili. Tristezza, paura, rabbia vengono viste come qualcosa da controllare, nascondere o eliminare. Così impariamo a evitarle, fino a perdere contatto con noi stessi.
La meditazione Zen: zazen propone un atteggiamento opposto: sedersi in silenzio non significa calmare le emozioni o renderle piacevoli, ma lasciarle essere. Pensieri ed emozioni sorgono e passano come nuvole nel cielo. Non vanno respinte né seguite. Nella pratica non c’è emozione giusta o sbagliata, solo l’esperienza del momento presente. Quando smettiamo di giudicare ciò che proviamo, l’evitamento lascia spazio all’ascolto. Col tempo, questo semplice stare con ciò che c’è, anche con le emozioni di disagio, coltiva una cura di sé profonda: non perché le emozioni spariscono, ma perché non siamo più in guerra con esse.
Alcune persone credono che le emozioni siano fisse: “È così che mi sento, e basta.” Questa convinzione porta spesso a rinunciare a comprenderle o accoglierle, rinforzando schemi rigidi.
Lo Zen ci insegna invece che tutto è impermanente. Se osserviamo con attenzione, vediamo che ogni emozione cambia forma, intensità e ritmo: sorge, dimora, svanisce. Non perché la controlliamo, ma perché tutto è transitorio. Quando impariamo a fidarci di questo movimento naturale, nasce un atteggiamento di presenza e apertura, non di lotta né rassegnazione. Stare con ciò che c’è diventa una forma silenziosa di cura.
Scendere dal tapis roulant edonico
Spesso inseguiamo la felicità fuori di noi: un oggetto, un’esperienza o un cambiamento sembrano promettere gioia. Per un momento l’emozione sale, ha il suo picco e poi svanisce. Ci ritroviamo come all’inizio: questo è il tapis roulant edonico.
Lo Zen ci invita a fermarci, non per ottenere un’emozione migliore, ma per sentire ciò che è già presente. Le emozioni non sono traguardi da raggiungere né problemi da risolvere: sono movimenti della mente e del corpo, che nascono e passano. La vera felicità non è un picco emotivo, ma una qualità dello stare presenti. Non sono gli oggetti o i successi a generarla, ma le azioni che coltivano connessione, gentilezza e cura: trascorrere tempo con chi amiamo, sostenere gli altri, ridurre lo stress, dedicarsi a ciò che dà senso alla nostra vita.
Il piano di resilienza Zen

Come possiamo accogliere le emozioni difficili — la perdita di una persona cara, un licenziamento, una malattia — senza esserne travolti? E come restare presenti di fronte alla sofferenza che oggi pervade il mondo: guerre, ingiustizie, povertà, dolore collettivo?
Le prime reazioni sono spesso dolore, paura, rabbia, senso di vuoto o impotenza. È naturale provare disagio emotivo. La resilienza nasce proprio da questa capacità di stare con ciò che sentiamo, senza respingere nulla, accogliendo le emozioni così come sono. Insieme a forza interiore, flessibilità, ottimismo e saggezza, questa presenza consapevole ci permette di “rimbalzare” dalle avversità, trasformando il dolore in una fonte di attenzione, compassione e forza.
La resilienza non è un tratto innato: può essere coltivata con comportamenti, pensieri e azioni consapevoli, che includono anche l’osservazione e l’accoglienza delle proprie emozioni e che chiunque può imparare e sviluppare partendo dai principi Zen. Lo Zen invita a guardare dentro di sé, riconoscendo i semi di forza, saggezza e capacità emotive che ci hanno sostenuto in passato, costruendo così un percorso di resilienza fondato sulla consapevolezza, l’accettazione e la presenza nel qui e ora.
La bellezza di questo approccio è che il piano di resilienza è personale e fidato: anche i piccoli “gesti” ci permettono di essere nella resilienza anziché bloccati. Non importa quanto possano sembrare strani, soprattutto nella società di oggi, e insignificanti agli altri: Non parlare degli errori degli altri (calunnie o criticare), Non vantarsi e non sminuire gli altri (evitare l’arroganza), Non essere geloso o avaro, Non conservare risentimenti (coltivare la pazienza) ecc.. creano tutti emozioni positive di resilienza, la resilienza diventa non solo uno strumento per sé, ma una pratica che nutre apertura e compassione verso gli altri.
In questo modo, affrontare le difficoltà non significa combatterle o resistere, ma accogliere le emozioni e rimanere radicati nel cuore aperto, permettendo alla saggezza e alla compassione di guidare le nostre azioni e portare beneficio a sé e al mondo circostante.
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