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Zen Basic Program

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Prezzo
100
Inizia
1
Il corpo nello Zen
2
Accordare il Corpo
3
La mente nello Zen
4
I Tre T’an Tien
5
Iniziazione ai Tre Gioielli
6
I Quattro voti del Bodhisattva
7
Il Primo Koan: Shu Sho Kan il conteggio dei respiri
8
Le pratiche dello Zen
9
Kōan
10
Sutra
11
Shikantaza
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Lo zen inizia da una buona postura.

In questa Unità vedrai un’introduzione teorica alla fisiologia dello zazen. Prenderai consapevolezza delle posizioni del corpo, del respiro, dell’azione. Imparerai a sederti correttamente per una buona pratica di zazen.

Quando sei seduto in zazen devi imparare a rlassare maggiormente il sistema muscolare simpatico deputato al movimento, al pensiero, al continuo chiacchiericcio della nostra mente, e attivare quello parasimpatico deputato al rilassamento . Imparerai ad attivare solo i muscoli della postura statica di zazen. Coccige, bacino e ginocchia, formano una piramide. Schiena, spalle, collo e testa vanno tenute in una condizione naturale così da scaricare il peso sulla base del corpo.

Vedrai come sederti in diversi modi per zazen: la posizione del loto, il mezzo loto, la posizione birmana, seduto sui talloni in seiza, su un panchetto di legno o su una sedia. L’importante è imparare a rispettare le corrette tensioni muscolari, sia quelle posturali, sia quelle dovute all’atteggiamento interiore.

Vedremo i differenti Mudra dello zen le posture energetiche delle mani.

Niente è secondario nella pratica dello Zen, tutto è equanimemente importante.

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Questa meditazione guidata è considerata la pratica per eccellenza di controllo dei punti del nostro corpo e delle sue tensioni. Siediti in una posizione comoda in modo che i piedi siano ben radicati a terra e la testa vada al cielo. Inspirando porta il respiro all’addome, espirando alla narici. Il respiro scende lungo le cervicali e la schiena, per depositarsi sulle mani. Rilassa gli occhi, la nuca, il volto, il collo, le spalle, le braccia, il petto, l’addome, il bacino, le gambe, i piedi.

Quando inspiri la forza -il Ki- riempie il corpo e l’espiro porta via con sé ogni tensione. Così sentirai un’energia piena, unica e vigorosa, ma rilassata allo stesso tempo. Saṃbhogakāya si dice nel Buddhismo Zen, per indicare il corpo del Buddha.

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Comunemente per meditazione si intende la mente che lavora nei suoi processi. Nello zazen è un po’ diverso. I processi meditativi non sono legati solo alla mente, ma anche al corpo e agli stati profondi dello spirito. Quindi zazen è l’insieme di tutto questo.

In questa Unità, vedrai i quattro passaggi della mente che non sono da intendersi in senso lineare ma piuttosto in modo circolare.

Il Primo livello è quello soggettivo, riguarda intimamente noi stessi: la pratica della meditazione produce una condizione di amore verso sé stessi. È anche vero che non è sempre così, all’inizio. Alle volte ci sediamo e nella nostra mente si affollano fantasmi e sofferenze.

Il Secondo livello è un livello più individuale: sviluppi una condizione di amore verso il mondo.

Prendi coscienza che tutta la sofferenza è data da un atteggiamento egoico della nostra mente.

Il Terzo livello si sviluppa nella meditazione del saṇgha: fare esperienza di essere uno con tutti, uno nel tutto. In questo momento si è pronti per il grande salto.

Il Quarto stadio è quello dell’illuminazione: ho trasceso completamente il mio io e il mio io è tutto. E tutto è il mio io.

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Questa meditazione apre le Tre porte energetiche importanti che il maestro zen Hakuin Zenji insegnava nella sua pratica Naikani i TreT'an Tien, in modo che lo zazen si svolga al meglio senza disturbo e che ci dia energia per la nostra pratica.

Porta il tuo inspiro in profondità e appoggialo alle mie mani: il mudrā del grande Oceano di Energia Okkaijoin raccoglie l’inspiro profondo.

Potenzia l’energia rilassando il diaframma e attivando il sistema nervoso parasimpatico.

ll T'an Tien inferiore riguarda il radicamento, riguarda l’aspetto genitoriale del padre ed è legato al nostro passato. Portare energia a questo T'an Tien emancipa tutti i nostri pensieri, le nostre relazioni genitoriali, i conflitti, i blocchi.

Il T'an Tien centrale è legato al cuore, agli stati emotivi più forti, all’aspetto genitoriale della madre.

Il T'an Tien superiore riguarda la parte più elevata della nostra mente, la parte spirituale: inspiro, non ho più bisogno di difendere niente, lascio andare. Da qui puoi ricominciare a lavorare sul T'an Tien inferiore liberato.

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Abbiamo visto come la nostra mente lavora. Abbiamo sperimentato la gioia e la bellezza di essere seduti in zazen. Lasciato andare la divisione tra io e tu. Questo accade e può succedere a tutte le persone che fanno un certo tipo di percorso di meditazione, non necessariamente accade ai buddhisti.

Cominciamo a diventare noi stessi la pratica buddhista zen, quando cominciamo a sviluppare la mente indirizzata ai Tre Gioielli.

I Tre Gioielli : il Buddha, il Dharma e il Saṇgha é l'iniziazione comune a tutte le tradizioni buddhiste.

Il Buddha è il gioiello che può sembrarci più importante, ma vedremo come è sempre tutto inscritto in un cerchio. Non c’è nulla di più importante, è tutto equanime.

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Dare anima alla meditazione è la pratica dello zen, è la pratica del Buddhismo in generale. Il primo passo in questa direzione sono i Tre Gioielli, ma non è sufficiente.

Perché il Buddha, il Dharma, il Saṇgha potremmo dire che danno il senso, danno il sapore alla nostra pratica. Ma la direzione e la forma, la danno i Quattro Grandi Voti del Bodhisattva:

  1. Gli esseri sono innumerevoli, voto di aiutare tutti.
  2. Le brame sono inesauribili, voto di estirparle tutte.
  3. Il Dharma è infinito, voto di apprenderlo.
  4. La via del Buddha è suprema, voto di realizzarla.

Il Bodhisattva è colui che si impegna a praticare, a realizzare la propria natura originaria, a favore di tutti gli esseri.

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Questa meditazione guidata viene ormai utilizzata da tante persone e da tante scuole di meditazione.

Ha un’origine piuttosto antica ed è diventata una delle meditazioni principali dello zen: è una delle prime meditazioni che si fanno. Il nome di questa meditazione è Sussokan, cioè contare i respiri.

Ha la funzione di tenere la nostra mente tranquilla. diremmo ferma. Ma ferma sembra di legarla: non muoversi, non pensare, annullati… Ma non è proprio così. Durante la meditazione accadono tante cose. Anche pensare e poi richiamarsi al silenzio, fa sempre parte della meditazione zazen.

Indubbiamente dobbiamo affinare il nostro talento, la nostra capacità di stare nella tranquillità. A cosa ci serve? Per entrare sempre più in profondità negli stati meditativi. Sussokan è la difficoltà del primo Koan.

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La pratica dello zen è andare al cuore, al centro, di noi stessi e risvegliare la nostra Natura di Buddha, cioè l’universalità del nostro essere. Il Buddhismo si divide tra sentiero graduale e sentiero improvviso o dell’illuminazione improvvisa. Lo Zen abbraccia il sentiero diretto, per cui le sue pratiche sono tutte pratiche esperienziali. Ognuna porta all’esperienza della natura di Buddha. Nello Zen non ci sono pratiche di pulizia per una migliore vita futura, l’attimo presente è l’unico attimo esistente da ripulire e tutte le pratiche sono qui e ora.

La principale pratica che troviamo nello zen è zazen, il cuore dello zen.

Altre pratiche Zen che vedremo in questa lezione sono: Kōan, Shikantaza, Kinhin, O-kyo, Samu, Oryoki e Takuhatsu.

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I Koan sono ascoltare con il cuore la mente, aprendo la via alla consapevolezza, alla disponibilità e all’empatia.

I Koan non possono essere capiti dalla logica, perché non sono da capire.

Non rappresentano una opinione o un punto di vista personale ma il principio Originale dell’Essere.

Attraverso i Koan superiamo e trascendiamo attaccamenti e condizionamenti ritrovando noi stessi.

Entrare nel Koan è ritrovarsi esattamente là dove si è sempre stati.

La risposta al koan è un’esperienza profonda dell’essere che viene tradotta in sensazioni che si trasformano in emozioni, e in cambiamento di vita.

La risposta al koan appare come uno squarcio, talvolta uno sguardo o un sorriso, come inciampare nei sandali che abbiamo sempre avuto ai piedi ma non ce ne accorgevamo più.

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I Sutra vengono recitati con uno spirito Mushotoku, senza spirito di ottenimento.

Quando leggiamo o recitiamo i Sutra sono espresse almeno sei cose:

  • I Shin den Shin - Da Cuore a Cuore
  • Evocare nel rituale una connessione tra lo spazio sacro personale e il mondo esterno per unificarlo.
  • Aprire il cuore e non fare affidamento solo alla mente intellettuale, ma su tutte le possibilità dell'essere umano. Stati emotivi, condizioni mentali, completezza fisica tutto è partecipe nella ritualizzazione dei sutra.
  • Trasmettere la saggezza del Buddha e dei Maestri al nostro cuore non solo alla mente.
  • Mantenerci nello scorrere del qui e ora l'attimo colto di illuminazione, uno scorrere continuo come la recitazione dei sutra;
  • entrare nello spazio a-temporale dell’impermanenza infinita.
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Solitamente si identifica Zazen con Shikantaza, questo perché Shikantaza era la pratica principale di una delle due scuole dello zen: la scuola Soto. Soprattutto oggi, nella Sotoshu Shumucho, viene stressata la pratica di Shikantaza. Ma Zazen è una traduzione giapponese dal cinese che è Suochien [?] o, come pronunceremo noi in italiano, Zuochan. Di fatto, lo Zazen ha diverse forme. Una è appunto Shikantaza, poi abbiamo la pratica dei Koan, Kinhin la meditazione “camminata”, la recitazione dei Sutra, Samu la pratica del lavoro. Quando tutto questo diventa Zazen? Quando, come dice Dogen, la nostra mente è in hishiryo: dove hi- è il suffisso che funziona come alfa-privativo e -shiryo può essere tradotto come " pensiero".

Non-pensiero, ma non-pensiero non significa “non pensare” o avere la mente vuota e immobile, ottusa. Significa non seguire, non perdurare nell'agitazione della mente, ma Shikantaza non è soltanto l'unione di calma e intuizione. È la manifestazione dell'essenza naturale nel nostro essere.